In onore al mio amico Max, che mi ha fatto “la testa come un cesto” (non lo scrivo in friulano solo per rispetto), rendo nota la presenza in rete (forse non solo in rete, ma io qua l’ho trovato) , di un nuovo linguaggio facilmente apprendibile da tutti i popoli della terra e che potrebbe risolvere molti problemi di comunicazione fra le persone (una panace di tutti i mali? chi lo sa…).
Sto parlando di Toki pona, un linguaggio progettato per “esprimere il massimo, utilizzando il minimo” (traduzione letterale o quasi di “…to express the most, using the least.”).
Il linguaggio si basa su 14 suoni base e 118 parole. La grammatica, anche se differente dall’inglese, è molto semplice e basta su esperienze comuni.Alla base di questo linguaggio sta l’idea che, quando due persone che parlano lingua diverse, la prima cosa che cercano di fare è di trovare delle basi comuni e di sviluppare da esse un linguaggio comune a entrambi.
Che questo linguaggio abbia un futuro? Che mentre noi pariamo qualcuno stia parlando in questa lingua? Fra quanto vedremo il primo meeting con gente che parla solo il Toki Pona?
Domande incerte in cui solo il futuro ci darà una risposta.
Anche l’Ansa riporta un articolo al riguardo.
