9th febbraio 2010

Aggiornamento Esx UPDATE 5 firmware 213532

In questi giorni mi è capitato di dover aggiornare uno dei server Esxi a cui ho accesso.

Mi sono trovato a dover aggiornare il sistema da un Esx Update 3 ad un Esx Update 5 con firmware 213532.

Purtroppo mi sono imbattuto in un problema un po’ strano, durante l’aggiornamento tutto è andato a posto ma mi ha dato un errore molto strno al momento dell’aggiornamento del vmware tools.

Il messaggio molto generico è stato un “Unable to copy file to host”. Ho debuggato i log ma senza trovare nulla. Leggendo su forum ho trovato la soluzione.

A prescindere da tutto quelo che avete fatto dovete mettere il vostro Esx in Mantainence Mode, in questo stato riavviarlo, una volta riavviato procedete nuovamente con l’aggiornamento dei vmware tools e questa volta magicamente tutto funzionerà senza motivo.

Questo immagino capiti per qualche motivo in cui forse ci sono troppi file temporanei dovuto alle decompressioni degli zip, in questo modo con il riavvio in modalità manutenzione probabilmente vengono eliminati e al riavvio c’è spazio a sufficienza per effettuare le ultime operazioni.

Un consiglio, non aggiornate i vmware tools alla versione 213532 sulle vostre macchine virtuali linux, in quanto hanno parecchi problemi. Vi consiglio una volta arrivati alla versione 3.5 Update 5 di procedere con l’aggiornamento alle versione 4.0 Update 1.

Saluti

Il vostro Sysadmin

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14th settembre 2009

Convertire i file .cue + .bin in un unico file .iso

Vi è mai capitato di scaricare delle immagini di cd e di trovarvi con i fastidiosi file .cue e .bin di cui solitamente non sapete cosa farvene?

Bene la soluzione è una sola, convertirli in un mitico e standard file .ISO!

per farlo installiamo bchunk!

apt-get install bchunk

Per convertire il file .cue e .bin in un file .iso ora non ci resta che lanciare il comando

bchunk image.bin image.cue image.iso

Ora per montare la nostra iso non ci basta altro che fare

mount image.iso /mnt/iso/ -t iso9660 -o ro,loop=/dev/loop0

Saluti

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1st luglio 2009

Tuning Mysql: query sleep e wait_timeout

In questi giorni mi sono trovato ad affrontare un problema che mi era già capitato e che su altri sistemi avevo risolto in altro modo, cioè la presenza di query in stato di sleep.

Nello specifico per risolvere il problema ho trovato della documentazione su internet che diceva di modificare il valore della variabile wait_timeout, ma su Ubuntu non funziona …

A detto di molte guide per fare questo bastava editare il file my.cnf o my.ini per cambiarlo ma di fatto non funziona.

Leggendo la documentazione di mysql ho letto invece che la variabile wait_timeout dipende direttamente dalla variabile interactive_timeout, pertanto editando il file di configurazione di mysql come segue

[mysqld]

interactive_timeout = 30

In automatico modifichiamo sia la variabile interactive_timeout che la variabile wait_timeout

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26th giugno 2009

Exim4 e bypass dns

Oggi ho avuto una pizzola esigenza, dover bypassare la risoluzione dei dns da parte di exim4 per l’invio delle email.

La cosa è molto semplice, per farlo non basta editare il file /etc/hosts ma bisogna creare un file che si chiama

/etc/exim4/hubbed_hosts

e al suo interno aggiungere la lista dei domini per cui si vuole il bypass dell’ip

pippo.com: 1.2.3.4
pluto.com: 5.6.7.8

Saluti
Matteo

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25th giugno 2009

Ftp: resume o non resume… questo è il problema

In questi ultimi anni spesso mi sono trovato di fronte a questo problema: il resume dei file caricati via ftp è una cosa che deve supportare il server o i client?

Sino ad oggi me ne sono altamente sbattuto della risposta, avendo ormai da anni per le mani connessioni molto stabili, ma per alcune esigenze di questi ultimi mesi ho dovuto affrontare di petto il problema.

La risposta che posso darvi per esperienza personale è che il problema del resume dei file è una combo violentissima server e client.

Nello specifico il server ftp deve supportare il trasferimento binario e allo stesso modo il client.

Ora come ora tutti tutti i server ftp e tutti i client ftp li supportano entrambi, premettendo che i server ftp di default li hanno abiitati entrambi, possiamo ricondurre il problema solo al client.

Quindi per supportare il ripristino dei file non ci resta altro da fare che impostare il trasferimento dei file in modalità binaria (o binary).

Saluti
Matteo

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4th giugno 2009

Rootkit o non rootkit, questo è il problema…

Di cosa stiamo parlando? Alcuni di voi sicuramente sapranno che cosa sono i rootkit, per quelli che non lo sanno i rootkit sono delle “collezioni” di software utilizzate per amministrare una macchina linux senza possedere i privilegi di amministratore.

Solitamente vengono utilizzate dagli intrusi di un sistema, ad esempio un utente malevolo che riesce a sfruttare la vulnerabilità di un utente non privilegiato, potrebbe utilizzare un rootkit per procedere poi a una privilege escalation per diventare amministratore della macchina.

Per difendersi da questo tipo di utilizzi, la cosa migliore è cercare di tenere sempre aggiornato il sistema, soprattutto se si tratta di server online con accesso pubblico, quello di cui voglio occuparmi ora, non è tanto questo aspetto, ma è quello di controllare se la nostra macchina è stata “infettata” da un rootkit o meno.

A questo scopo ho iniziato ad utilizzare il programma rkhunter, che serve a controllare tramite degli hash, se i nostri file di sistema importanti sono stati in qualche modo modificati.

L’installazione in ubuntu si fa un semplice

apt-get install rkhunter

o

aptitude install rkhunter

Una volta installato il programma, procediamo con l’aggiornamento delle definizioni con il comando

rkhunter --update

ottenendo come output una cosa simile a:

[ Rootkit Hunter version 1.3.0 ]

Checking rkhunter data files...
Checking file mirrors.dat                                  [ No update ]
Checking file programs_bad.dat                             [ No update ]
Checking file backdoorports.dat                            [ No update ]
Checking file suspscan.dat                                 [ No update ]
Checking file i18n/cn                                      [ No update ]
Checking file i18n/en                                      [ No update ]
Checking file i18n/zh                                      [ No update ]
Checking file i18n/zhutf                                   [ No update ]

Ora facciamo partire la nostra prima scannata con il comando

rkhunter -c

questo metodo di scan ha una modalità interattiva, ad ogni particolare tipologia di scan dovrete premere enter, alla fine otterrete una tabella riassuntiva come quella seguente

System checks summary
=====================

File properties checks...
Files checked: 127
Suspect files: 0

Rootkit checks...
Rootkits checked : 110
Possible rootkits: 0

Applications checks...
Applications checked: 6
Suspect applications: 0

The system checks took: 3 minutes and 44 seconds

All results have been written to the logfile (/var/log/rkhunter.log)

One or more warnings have been found while checking the system.
Please check the log file (/var/log/rkhunter.log)

Per ottenere uno scan non intereattivo aggiungete l’opzione -sk alla fine

rkhunter -c -sk

Fra i vari report rkhunter vi segnalerà che avete abilitato l’accesso root via ssh, che di norma non è il massimo della siscurezza e vi darà un segnale di errore tipo questo

Checking for allowed root login... Watch out Root login possible. Possible risk!
info: "PermitRootLogin yes" found in file /etc/ssh/sshd_config
Hint: See logfile for more information about this issue

Se sapete cosa state facendo, per eliminarlo basta editare /etc/rkhunter.conf

e cambiate la riga da ALLOW_SSH_ROOT_USER=no a ALLOW_SSH_ROOT_USER=yes

Una volta che avete lanciato il primo scan e tutto è corretto e non vi sono state segnalazioni strane, lanciate il comando

rkhunter –propupd

Questo comando, aggiorna le tabelle hash dei vostri file, di modo che se vengono modificati in qualche modo verrete notificati al riguardo. Quando farete degli update che aggiornano i file interessato da rkhunter, noterete che vi verrà notificato il fatto che tali file sono cambiati. Solitamente quando fate gli aggiornamenti, se tutto è corretto, dovreste eseguire questo comando dopo l’aggiornamento, di modo che le tabelle hash per i check verranno aggiornate con i nuovi eseguibili e non riceverete (giustamente), notifiche al riguardo.

Saluti

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25th marzo 2009

Tomato 1 – DDwrt 0

In questi ultimi tempi ho evoluto la mia wirless di casa verso alcuni prodotti di “qualità” dotando la mia sana rete wifi di un bel Buffalo WHR-G125 (router wirless per la precisione) .

Appena comprato decisi che non era nemmeno il caso di prendere in considerazione il firmware originale, e senza perdere tempo gli ho installato il firmware DD-WRT.

Bel sistema, con un sacco di opzioni e molto flessibile direi ottimo, ma per le mie esigenze ho riscontrato un paio di problemi:

1- A volte il demone http di incartava e dovevo riavviarlo da shell

2- Avendo ip dinamico necessitavo di un update dell’ip tramite servizi come DynDns, per poter accedere ai miei dati e fare arrivare la posta anche nel caso in cui la linea cadesse e cambiasse ip (cosa che capita pressochè SEMPRE).

3-Gestione del QOS (Quality Of  Service) per alcuni servizi (VOIP e Gaming nello specifico).

Evitando di discutere del primo problema, gli altri due sono stati un po’ rognosi.

L’update dell’ip infatti veniva fatto al massimo una volta al giorno, e questo come potete capire è un po’ una limitazione (si ok è un linux potevo modificare tutto, ma non aveva senso sbattersi tanto per una cosa che secondo me doveva già funzionare così).

Per quanto riguarda il QOS, l’ho riscontrato gestito in modo pessimo, piallava completamente la gamba in molte configurazioni che ho testato (si ok, di per se funzionava, ma con una 20mbit e il QOS attivo, con priorità massima sull’http scaricavo al massimo a 200k, tolto il QOS tornavo ai miei 2MB/s).

Sicche con tutto questo ciarlare oggi ho deciso di cambiare e di provare Tomato.

Per ora ho riconfigurato tutto esattamente con sul DD-WRT, compresi il QOS e l’update dell’ip e tutto almeno per ora pare funzionare alla grande, in un interfaccia molto user friendly e gradevole.

Quindi per ora direi Tomato 1 – DDwrt 0, vedremo fra un po’ come si comporta il sistema.

Saluti

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20th marzo 2009

Ubuntu: modificare l’hostname dopo l’installazione del sistema operativo

Oggi ci manteniamo sulle cose semplici. Vi e’ mai capitato di dover cambiare il nome di una macchina dopo aver fatto l’installazione del sistema operativo, o dopo che il sistema operativo era già stato configurato?

No??? Beh a me si capita spesso, mannaggia… ad ogni modo è molto semplice, in ubuntu fate così

Editate il file /etc/hostname

root@localhost# nano /etc/hostname

modificate il nome attuale della macchina dopo di che eseguite

/etc/init.d/hostname.sh start

Ecco fatto avete modificato l’hostname della macchina ;)

Saluti

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18th gennaio 2009

Team viewer : la risposta moderna ai vari VNC

Avete mai voluto dare assistenza a qualcuno che aveva un problema con il pc? Problema che avreste potuto risolvere in approssimativamente 5 minuti se foste stati li in loco davanti alla macchina?

La risposta di alcuni potrebbe essere “si certo basta installare un vnc”, però se non è già stato installato precedentemente, configurato opportunamente firewall e router e giochini simili, tutto questo è assai irrealizzabile.

Ecco la soluzione, si chiama TeamViewer, è un prodotto free se non utilizzato per fare business (se sperate di usarlo in azienda, basta pagare un piccolo obolo e siete liberi di usarlo anche li).

Funziona in un modo molto semplice, le due persone interessate scaricano il programma sui loro client e lo installano.

Una volta lanciato verrà generato un ID e una Password, ora non vi basterà che comunicare questi dati all’altro interlocutore per potergli permettere di poter amministrare il vostro pc da remoto, come se tutti i lavori di configurazione o simi per una vpn o un vnc fosserò già stati fatti.

E’ inoltre possibile registrarsi al sito gratuitamente per poter avere un itnerefaccia di amministrazione per controllare vari client, suddividerli per cliente o per gruppi e potere gestire al meglio la vostra assistenza.

Il programma presenta 4 aspetti importanti, permette infatti di:

- Chiedere supoprto remoto

- Fare “vedere” il proprio desktop (quindi senza dare possibilità all’altro di modificare qualcosa)

- Trasferire file

- Creare una VPN

Tutto il sistema penso funzioni tirando su delle vpn, bypassando in questo modo ogni eventuale sistema di sicurezza o blocco dovuto ai vari NAT o router del caso.

Al momento ho fatto alcune prove anche fra sistemi eterogenei (Windows e Mac funziona alla grande), solo in casi MOLTO particolari ha fatto cilecca.

L’unica pecca è che per ora è disponibile solo per Mac e Windows (gli utenti Linux lavorano via shell, quindi penso che non lo faranno mai), per il resto può tornare utile in moltissime situazioni,

Saluti
Matteo

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12th gennaio 2009

Il dns server che utilizzi è a prova di “DNS Poisoning Attack” ?

Di recente (neanche tanto a dire il vero) è stato resa nota una falla di molti dns che permette, tramite un attacco di dns poisoning, di manomettere i nomi host utlizzati da molti dns server sul pianeta.

Per fare un esempio pratico, ipotizziamo di voler aprire un sito come www.l.google.com che ha un indirizzo ip pari a 209.85.135.147, ora quello che fa un potenziale “hacker” non fa altro che sfruttare la falla del dns per fare risolvere www.l.google.com invece che con il suo indirizzo vero con un indirizzo qualunque tipo 127.0.0.1.

Ora per controllare se il proprio dns server è sicuro da questo tipo di problemi ci sono due strade:

1- collegarvi direttamente al sito DoxPara, sulla destra trovete la finestrella “dns checker” non dovrete fare altro che premere il pulsante Check My DNS.

2- oppure tramite linux mediante il comando dig.

Per il secondo punto il comando da lanciare è il seguente:

root@localhost:# dig +short @[your nameserver] porttest.dns-oarc.net txt

dove dovete sostituire [your nameserver] con l’indirizzo ip del dns di cui volete fare il controllo.

Esaminiamo ora i possibili risultati.

Se utilizziamo come dns uno dei dns del servizio OpenDNS otteniamo quanto segue:

root@localhost:# dig +short @208.67.222.222 porttest.dns-oarc.net txt
porttest.y.x.w.v.u.t.s.r.q.p.o.n.m.l.k.j.i.h.g.f.e.d.c.b.a.pt.dns-oarc.net.
"208.69.34.8 is GREAT: 26 queries in 4.1 seconds from 26 ports with std dev 15951"

se vedete scritta nell’ultima riga GREAT allora il dns è ok ed è stato correttamente patchato.

Nel caso contrario invece utilizzando uno dei dns Telecom STRANAMENTE, i dns non sono patchati e quindi vulnerabili a questo tipo di attacchi

root@localhost:# dig +short @151.99.125.1 porttest.dns-oarc.net txt
porttest.y.x.w.v.u.t.s.r.q.p.o.n.m.l.k.j.i.h.g.f.e.d.c.b.a.pt.dns-oarc.net.
"82.53.187.212 is POOR: 26 queries in 4.8 seconds from 1 ports with std dev 0"

come vedete questa volta nell’ultima riga trovate scritto POOR che indica che il dns non è correttamente aggiornato e quindi vulnerabile.

Su windows il comando è il seguente da lanciare da una console del DOS:

nslookup -querytype=TXT porttest.dns-oarc.net. ns1.nucleus.be

Saluti

Matteo

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